Colazione al Fiorucci Store (Milano) - Nazione Indiana | Nazione Indiana anelli di celebrazione di tiffany

Colazione al Fiorucci Store (Milano)

29 ottobre 2005Pubblicato da franz krauspenhaar

di Massimiliano Governi

Il 9 ottobre 2004 ero lì che scorrevo la colonnina dei pezzi sul sito di Nazione Indiana per vedere se c’era qualcosa di interessante e l’occhio mi è caduto su una poesia intitolata Colazione al Fiorucci Store (Milano).

Un minuto dopo ho digitato il nome e cognome della autrice sui gruppi di Google racchiudendolo tra virgolette e la ricerca ha individuato una sola voce, sulla quale ho cliccato. E’ risultato che Gemma Gaetani il 2 maggio del 1998 era andata sul newsgroup di it.cultura.linguistica.italiano e aveva lasciato un messaggio in cui chiedeva: Vorrei sapere che cos’è o, se non è nulla, cosa si intende per ‘ginzionario’?

La sera, alle 23. 15, mi sono trascritto l’indirizzo di posta elettronica di Gemma Gaetani e le ho inviato questa mail.

Cara Gemma, mi diverte questo fatto che il 2 maggio del 1998 sei andata a chiedere in un newsgroup cos’è un ‘ginzionario’. Non sapevi proprio cosa fare quel giorno, eh? A parte questo, volevo dirti che poco fa ho letto una tua poesia su NI, e l’ho trovata davvero bella. Mi è piaciuta molto la tua idea di attualizzare e italianizzare il film Colazione da Tiffany. Volevo dirtelo. Ne avrai scritte sicuramente altre di poesie. Ti va di farmele leggere?

Il giorno dopo, alle 17.44, la sua risposta.

ciao, grazie. il 2 maggio del 1998 non era esattamente un bel periodo, in realtà. non ricordavo neanche questa cosa del ginzionario. di poesie sì, ne ho scritte altre, scrivo. perché vuoi leggerle? boh, comunque se me lo chiedi si vede che ti incuriosiscono. te ne mando qualcuna. non ho letto i tuoi testi successivi, ma mi era piaciuto molto il tuo racconto in Gioventù cannibale. saluti, g.

Ho conosciuto Gemma venerdì 26 novembre 2004, a Roma, alle 15.45 (ma l’appuntamento era alle 15, mi ha fatto aspettare 45 minuti sotto la sede della casa editrice Fazi, con la pioggia che mi colava dalle sopracciglia).

Il giorno dopo, il 27, mi ha scritto una mail in cui mi diceva: ti è piaciuta la scatola con gli angeli di fiorucci? e le paparelle a molla? ci gioca tuo figlio? spero che le trovi meravigliose, lo sono! se un giorno vieni a milano ti porto a fare un giro al fiorucci store. guarda che a parte la mia fissazione, è davvero un museo-mercato dell’attuale, sociologico e para-artistico. è il nostro tiffany.

Dal 28 novembre al 9 gennaio, mi ha spedito 118 messaggi di posta elettronica. Una media di 3 al giorno. In questi messaggi abbiamo parlato soprattutto del libro che stava strutturando, e del Fiorucci Store. Un messaggio (3 dicembre 2004): quando vado lì mi sento cenerentola e allo stesso tempo alice nel paese delle meraviglie. vedi, lì non vendono soltanto magliette o jeans, ma oggetti estetici, fatti di endorfine. Un altro: nel film, holly sostiene che tiffany, la gioielleria di new york, è l’unico luogo al mondo dove niente di brutto può succedere. io penso la stessa cosa del fiorucci store di milano, ecco perché ci vado così spesso…

Nella mail del 7 gennaio (ore 11.14), mi dice che si sente sfiancata e per di più stamattina sono caduta. su ‘sto cazzo di ghiaccio qui a Milano (è un endeca).

In quella dell’8 gennaio (ore 3.45), che non vuole più pubblicare il suo libro. perché non parlo soltanto di me. parlo di altri per parlare di me. e parlo di me per parlare di altro. ma una storia vera, così vera, non merita di essere spolpata con tanta faciloneria, come sono certa che, non so a che livello, accadrà, com’è già accaduto con melissa. tireranno fuori quattro versi e diranno che sono l’ultimo prodotto confezionato a tavolino da certa editoria. i versi che mi piacciono di più di una canzone degli afterhours dicono “la sostanza si vendica sulla poesia” e molta della poesia che leggo in giro per me più che con “epifania” rima con “bugia”. elliott murphy nelle liner notes a un live dei velvet underground aveva scritto “the difference between movies and rock and roll is that rock and roll never lies”. volevo soltanto dimostrare questo, con la mia “musica”. ma non ce la faccio. scusami. scusami. scusami.

Poi, per 42 giorni, non so più niente di lei. Il 20 febbraio, inaspettatamente, mi arriva una sua mail. mi è arrivata la bozza di contratto per il libro. allora non avevi bloccato tutto? c’è scritto che il libro uscirà per la LainFazi a ottobre 2005… ok. ok, sì. io spero solo che verrà capito. scrivere è darsi in pasto, esattamente come vivere. la cosa che mi piacerebbe di più che accadesse è che anche solo un lettore dicesse che sono riuscita a scrivere almeno qualche riga come se J.T.LeRoy e Fernando Pessoa avessero incontrato Andy Warhol e Orlane e un sacco di musica li avesse fotografati. perché è solo così che so scrivere. ti voglio bene, massi. non ti ho mai detto che in “fare i poeti che si è”, nella prima parte, quella tra parentesi (che cita tutte le cose che mi sono sentita dire da quando ho iniziato a scrivere, e una dichiarazione che LeRoy ha fatto in un’intervista) ho messo anche te, quella frase che mi scrivesti quando ti dicevo che scrivere fa male: “proust scriveva per non far morire la madre, ricordi?”. ecco, ora lo so. lo ricordo.

un abbraccio, gemma.

ps. il tuo bimbo poi ci ha giocato con le paperelle a molla del fiorucci store? gli sono piaciute? non me l’hai mai detto!

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Tag: fiorucci store, massimiliano governi, Milano

Questo articolo è stato pubblicato il 29 ottobre 2005 alle16:20 e archiviato in vasicomunicanti. Segui le risposte a questo articolo con il feed RSS 2.0.

287 Responses to Colazione al Fiorucci Store (Milano)

  1. Bartolomeo Di Monaco il 29 ottobre 2005 alle 20:27

    Letto con interesse. Bel pezzo.

    Bart

  2. magda il 30 ottobre 2005 alle 13:15

    mi rivolgo a voi, narratori, ambiziosi o naive, lucidi o deliranti, per orientarmi tra i segni, tra la scrittura, e capire come ritenere giusto e opportuno il momento di scrivere.
    Di cosa si puo’ scrivere, di fantasia, di verità, di sorprusi, di denuncia?
    e quanto delle nostre storie personali dobbiamo rendere noto, quanto debbono essere autobiografiche e invece quanto la nostra vita va tutelata dallo sciacallaggio di chi vuole scalfirla.
    Io avrei da dire gente, cose, persone, leggere o grevi, ma mi coglie lo scrupolo della segretezza e della sacralità del proprio vissuto.

  3. Boh il 30 ottobre 2005 alle 15:13

    Scusa, Magda, ma che domanda è?

  4. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 15:16

    cara magda,
    uno scrittore che avesse la presunzione o l’autorevolezza per consigliarti forse ti direbbe: “brava, continua – o comincia – così. abbi caro il tuo ‘scrupolo della segretezza’ e abbi cura della ‘sacralità’ del tuo ‘vissuto’: è da qui che nascono le cose migliori.”
    ma siccome questo scrittore non salta fuori, prendo posizione sotto il tuo commento con un motto di approvazione e ti dico: apprezzo i tuoi dubbi.
    del resto, è sempre esistito chi ha confuso, senza saperle fondere, la verità esistenziale di un vissuto personale con la sincerità autobiografica e/o la sua ostentazione, la provocazione testuale con la mancanza di ispirazione, il valore estetico di un aneddoto personale entro un’architettura verbale con la brada pornografia degli affari propri, oltraggiando regolarmente la discrezione e la sensibilità di chi a quegli affari e alla loro insignificante trasparenza continua a preferire la letteratura. perciò, dal mio punto di vista, non è il caso di crucciarsene, se non per il fatto che simili oscenità trovino ospitalità su NI2.
    sogno un limite alla grafomania e alla sua democratica promozione, e nel mio sogno questo è un limite ESTETICO.

  5. Ya Basta il 30 ottobre 2005 alle 16:44

    zangrando, è ora che la smetti con i mars fritti. c’hai quasi quarant’anni. te fanno male!

  6. Falcone il 30 ottobre 2005 alle 16:55

    Zangrando, parli come se avessi già letto il libro di poesie di Gemma Gaetani. L’hai letto? E’ uscito due giorni fa. Se l’hai letto l’hai letto a tempo di record. E allora mi chiedo: perché l’hai letto a tempo di record? E se non l’hai letto perché ne parli invece a tempo di record? C’è qualcosa che non mi torna, mars fritti a parte. Che cosa volevi dire? A chi ti rivolgevi veramente e perché? Non mandare messaggi trasversali, non fare il mafioso. CHE CAZZO VOLEVI DIRE VERAMENTE?

  7. Gio il 30 ottobre 2005 alle 17:04

    Gentilissima amica,
    uno si chiede sempre: come lavora lo scrittore?
    Qualcosa, in effetti, si sa. Sappiamo che un aneddoto vive d’essenza, quest’essenza è certamente l’intrinseco narrativo per eccellenza. Il trattamento dell’essenza è il lavoro dello scrittore. Non certo il trattamento in sé dell’aneddoto – di fatto di scarso valore. I contenuti non contano nulla. Quello che conta è la manovra di cattura dell’intrinseco. Se lo scrittore cattura il movimento narrativo, la storia cammina. Vive di suo. La morale non c’entra. Ci sono io, ci sei tu, c’è la storia.
    Una volta che sei dentro, e hai l’intrinseco – non sei più fuori.
    Mia madre sta morendo? Non importa al lettore. Il lettore non conosce mia madre. Al lettore interessa il movimento interno del racconto. Lo ricorderà sempre. L’aneddoto è un espediente, sarà solo un riflesso. Il lettore vuole la storia, non vuole te.
    Quindi, secondo me, non ti devi preoccupare.

  8. magda il 30 ottobre 2005 alle 17:16

    Zangrando mi ha capito.almeno ad un livello embrionale di relazione.
    Quindi sosteniamo che ci deve essere un pudore della propria esistenza, e che forse, dai nostri misteri malcelati, nascono celebrazioni liriche di prima grandezza.
    E qui siamo allo scrupolo estetico, ad un sentire comune la scrittura e la propria narrazione.
    Stando su questo filone si potrebbe parlare per ore senza dire nulla di compromettente e disquisendo eminentemente di introspettività, gusto, eleganza nel raccontare di “affari d’anima”.
    Visto che hai capito il primo livello mi azzardo sul secondo.
    Se oltre tutto questo, esistesse la possibilità attraverso la narrazione di raccontare in modo velato, mediato dalla drammaturgia, dalla finzione, anzi di piu’ dalla finta finzione, faccende pesanti, personali, ma che attengono alla denuncia di violazioni di diritti umani, quindi usare la propria causa per smascherare abusi di potere sulla collettività…..sarebbe giusto? o sarebbe mettere a repentaglio ulteriorimente la propria esistenza per una causa dal dubbio risultato? insomma sarebbe “fare l’eroe” o sacrificare la propria privacy per un’incremento di coscienza collettivo su tematiche sociali importanti?.
    Insomma, secondo voi, se Pasolini quella notte non fosse morto, ma in tutto questo tempo avesse avuto modo di scoprire intrighi, misfatti, complotti politici nasconsti dietro al suo omicidio, che diverebbe per un attimo solo un tentativo,ora, racconterebbe a tutti noi la merda tutta italiana dei servizi segreti, degli intellettuali bistrattati dal potere, insomma Il Socrate ipotetico che abita in ognuno di noi, oggi parlerebbe?
    Questo è un secondo scrupolo che ho di stile, esistenziale diciamo.
    Magda

  9. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 17:25

    Perché questi toni, e anonimamente? Non ci sono messaggi trasversali, nel mio commento. Non ho letto il libro di Gemma Gaetani e non ho espresso alcun giudizio di valore su di esso: non ne ho proprio parlato, nel mio commento. Se dovessi leggerlo, trovarlo bello o brutto ed essere invitato a esprimere il mio giudizio, lo farei. Ma non l’ho fatto, anche perché – francamente – non avevo capito che questo pezzo fosse una presentazione ‘sui generis’ del testo in questione. Di questo, se così è, mi scuso.
    Invece ho espresso altre due cose:
    a) condivisione della perplessità di Magda, relativa, se ho capito bene, all’apparente ostentazione impudica del proprio scambio privato con la poetessa Gaetani che sembra contraddistinguere il pezzo di Governi, qualunque sia la sua intenzione espressiva;
    b) imbarazzo estetico per l’effettiva esposizione, malcelatamente megalomaniaca, dell’ego dei due personaggi (reali) del brano, frutto O di una poco riuscita fusione tra l’intento compositivo e quello esibizionistico dell’autore O di un semplice spargimento grafomaniaco d’inchiostro; nonché la mia personale disapprovazione per la scelta, da parte di un membro di NI2, di pubblicare di un pezzo così semplicemente brutto, antiestetico: immorale.
    Per spiegarmi, mi aiuto con Maupassant: “La vita privata di un uomo e il suo viso non appartengono al pubblico.” Ecco, per quanto anacronistica possa sembrare, quest’affermazione mi sembra onesta e importante per giudicare la bontà dell’intenzione estetica soggiacente a qualsivoglia operazione di scrittura creativa in prosa, come anche la presente.
    In poesia, va da sé, la questione è assai diversa.

  10. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 17:38

    Magda, il secondo livello della questione che sollevi è tanto più scottante quanto più lo ricolleghi a un caso concreto, quello italiano, e a un esempio concreto, quello di Pasolini. Io non sono abbastanza preparato per dirti cosa succede in altri contesti, forse qualche visitatore più esperto di scritture “impegnate” potrà aiutarti meglio, ma ti posso dire che, secondo me, dipende – anzitutto – sempre e soltanto da CHI TU SEI: non si danno scelte, da parte di un artista, se non nella più totale fedeltà a se stessi, alla propria origine, alla propria formazione e alla propria esperienza di vita. Pasolini, per esempio, non avrebbe detto e fatto quello che ha detto e fatto se non fosse stato anche un ESTETA; ma non tutti coloro che si cimentano come ha fatto lui con la “merda”, come tu la chiami, sono o sono stati degli esteti; c’è chi la denuncia senza preoccuparsi della bellezza, e chi crea bellezza senza preoccuparsi di denunciare la merda, e questo non per una scelta o per una maggiore qualità morale, ma per una semplice fedeltà al proprio percorso, che è sempre e comunque la sola via perseguibile per dare forma a qualcosa di buono e forte, degno di essere letto e ascoltato. La mia opinione, insomma, è che nessun maestro può mai dirti CHE COSA raccontare, ma può solo aiutarti a capire COME raccontare BENE quello che HAI da raccontare, anche se ancora non sai che cos’è.

  11. Falcone il 30 ottobre 2005 alle 17:39

    rileggi quello che hai scritto, zangrando. Ti crucciavi che “simili oscenità trovino ospitalità su NI2”. Di quale oscenità parli? Chi è che ha ospitato oscenità?

  12. John Fante il 30 ottobre 2005 alle 17:43

    Scusi, Zangrando, ma le sue considerazioni mi sembrano limitatissime.
    Perché non rilegge il mio Ask the dust?
    Perché non si guarda qualche quadro di Van Gogh, per dire?
    Come si può pensare e pretendere che l’arte non attinga alla realtà e che allo stesso tempo quella realtà non diventi oggetto di ELABORAZIONE?

  13. franz krauspenhaar il 30 ottobre 2005 alle 17:51

    Caro Falcone, le rispondo io. Zangrando si riferiva a me. E’ chiarissimo in questo passaggio:
    “…nonché la mia personale disapprovazione per la scelta, da parte di un membro di NI2, di pubblicare di un pezzo così semplicemente brutto, antiestetico: immorale.”
    Niente di grave, per quanto mi riguarda. Si tratta di un giudizio- opinabilissimo- come un altro.

  14. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 17:54

    Falcone, ciò che secondo me è “osceno” (in senso estensivo, non letterale, occorre spiegarlo?!?) è l’esibizione impudica, in forma epistolare, dell’ego dei due personaggi reali del brano di Governi.

    John Fante, premesso che io non la considero che un minore ‘à la page’, sono d’accordo con lei sull’ELABORAZIONE, che però non vedo all’opera nel brano in oggetto.

  15. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 17:57

    Grazie dell’intelligenza, Krauspenhaar.

  16. franz krauspenhaar il 30 ottobre 2005 alle 18:02

    Ah, Zangrando, una domanda facile facile: lei è un moralista? (Non sto sfottendo).

  17. John Fante il 30 ottobre 2005 alle 18:07

    Scusi, sa, Zangrando, ma io seguo Nazione Indiana da diversi anni. Diversamente da lei, non ho pregiudizi e mi piace tenermi aggiornato. La virtualità, come sa, oltrepassa ogni frontiera. Per tornare a bomba, dicevo che ho letto in questi anni diversi interventi che sceglievano la forma del carteggio e-mail o della telefonata sbobinata o dell’invito a bere una birra virtuale per parlare di altro, che non fosse di certo l’ego dei due – o più – interlocutori. Nello specifico questo pezzo mi pare voler dire che questa ragazza ha scritto un libro, e che mentre lo scriveva aveva dubbi attinenti una sorta di etica letteraria (che evidentemente confidava a Governi, che da una ricerca su Internet mi risulta essere uno scrittore che ha già pubblicato diversi libri). Il commento di Magda mi sembrava mosso da questo stimolo. Di cosa si può parlare? Di sé? Di altri? Per parlare di altro? E quindi quale pornografia o oscenità c’è in questo? In una DOMANDA sul limite dell’esposizione del sé in letteratura? No, dico, me lo spieghi.

  18. magda il 30 ottobre 2005 alle 18:08

    GIo, centrato completamente il senso.
    Pero’ mi chiedo: se la vita del narratore è in se’ l’essenza , racchiude per fatti, intensità, evocazioni, un concentrato d’arte, possiamo spostare la fantasia narrativa della finzione verso la realtà senza che questo possa incidere minimamente sulla bellezza dell’invenzione narrativa? sull’originalità della storia che diverebbe storia nella storia,un doppio salto mortale interpretativo, racconto la favola della relatà fingendola e facendo apparire irreale cio’ che è realissimo.
    come se Paolini raccontasse la sua vita sotto forma di romanza, senza alcun bisogno di romanzarla.
    Il poeta è fingitore, finge il dolore che realmente prova(Pessoa)

  19. zangrando il 30 ottobre 2005 alle 18:27

    Può darsi, Franz, può darsi…

    John Fante, lei è evidentemente più esperto, aperto, moderno e “navigato” di me (benché suppongo non molto più giovane o più vecchio), a tal punto che non riusciamo a trovare un punto di contatto, un canale di dialogo. Credo comunque che gli interventi stessi di Magda, soprattutto gli ultimi, siano abbastanza chiari nello smentire quello che secondo Lei è stato il suo “stimolo”.
    Per quanto mi riguarda, questo è il mio ultimo tentativo: la pornografia o oscenità del brano postato sta, secondo me, nella mancanza di un filtro estetico, di un diaframma formale tra la realtà e la finzione, tra la vita e la letteratura, tra l’incontinenza dell’ego e i limiti che la forma gli impone in nome di una bellezza da condividere con un pubblico ad essa educato. E questo vale anche quando questa bellezza passa in secondo piano rispetto alla verità individuale: Flaubert, per esempio, non avrebbe mai pubblicato finché era in vita il proprio grandioso epistolario; Governi e Gaetani l’hanno fatto: per promuovere un libro.
    E ora, con il Suo permesso, mi arrendo, perché i toni rancorosi mi indispongono.

  20. John Fante il 30 ottobre 2005 alle 19:12

    Mi perdoni, Zangrando, ciascuno può pensare ciò che vuole. Di conseguenza a me questo pezzo continua a sembrare un dialogo, e che poteva stimolare una riflessione. Se anche fosse stato postato per promuovere un libro non ci vedo in questo nessun peccato così grave. C’è gente che per promuovere i suoi libri si iscrive al partito o sposa figli di editori. Casomai consiglierei alla Gaetani e a Governi di aggiungere altre informazioni o la copertina del libro, perché questa non mi sembra per nulla una promozione degna di tale nome. (Immagino che anche questa parola le procuri nausea).
    Anch’io mi congedo, ma voglio dirle l’ultima cosa. Dietro tanta Letteratura, c’è molta più pornografia di quella che immagina Lei (sì, sono parecchio più navigato e vecchio, in realtà) e di quella che Lei continua a vedere in queste righe. Così come dietro una scrittura informale, casuale, che Le sembra un boccone di “vita” buttata lì, c’è molta più maestosità ed essenza morale, umana, che in molti libri. Che appartengono alla Letteratura. Ora vado a cercare Flaubert, che è qui anche lui. Vedo anche se incontro Pasolini.

  21. magda il 30 ottobre 2005 alle 19:33

    Zangrando non ti adombrare, Franz con il suo spaccato di quotidianità a date esempio abbastanza esteso di come siano infiniti i modi di declinare la scrittura. Ognuno di noi in qualsiasi momento puo’ trarre dal quotidianoe banalizzare oppure avere voli pindarici, e planando verso la perfezione, solcare il proprio stile, e lasciare che questo sia unico, compatibilmnete a quanto dici tu in modo mirabile, cioè mantenendosi coerenti alla propria storia, al proprio meta-senso, alla propria intima esteticità.
    Non sempre si ha la forza di non cedere alla banalità, e lungi dall’essere dei moralisti, mi sembra di potere azzardare che Zan ambisca ad essere un esteta, anzi uno stoico esteta, perchè c’è chi ritiene con il filosofo che “la bellezza salverà il mondo”.
    Io oscillo tra questa vocazione e la detonazione sociale, ma devo ancora camminare moltissimo e vivere soffrendo per trovare un mio pathos, un mio modus narrandi.
    sono contenta di ascoltarvi e di capirvi, non capita spesso di riuscirci.

  22. Carlo Mazzone il 30 ottobre 2005 alle 19:42

    Magda, l’ai date pure te tanta esempio abbastanza esteso di come siano infiniti i modi di declinare la scrittura. Grazzie.

  23. Gio. il 30 ottobre 2005 alle 19:45

    Cara Magda,
    il centro infatti è questo, anche per me.
    Vedi? Basta un nulla per distogliere l’interesse dal centro. Basta un dissenso e il centro va in periferia. Pasolini era periferia, ma viveva il centro di se stesso anche lì. Ecco perché è impossibile non amarlo. L’essenza era nelle sue mani. Le storie erano sue, ma il trattamento che operava partiva dal nucleo della sostanza narrativa. John Fante era scrittura fatta uomo, ecco perché non curava le norme sintattiche. Era vita scritta.
    Ma vedi? Basta un nulla, basta poco per sviare. La traslazione di cui parli, complicatissima da definire, agisce proprio qui. Basta poco e il centro non c’è più. Questo allontanarsi rende lo studioso della vita – e della scrittura come esperienza diretta della vita – molto amareggiato. Gli scrittori sono tutti bravi se sono scrittori. Hanno il corpo narrativo tra le mani, quindi non pensano a norme morali. La vita fluisce e loro la assecondano. Ecco che il travaso è fatto. Sono io, ma non sono più io. Ero io e adesso le cose accadono davanti a me.
    La scrittura è un opera di sublimazione, ne siamo certi. Adesso lo scrittore ha le mani vuote e il travaso è fatto. Adesso tutto è nuovo.
    Allora è possibile ciò che dici, anzi – deve essere fatto.

  24. emma il 30 ottobre 2005 alle 20:07

    In un contesto “privato” la domanda sul bimbo che gioca (o non gioca) con le paperelle è perfettamente legittima e funzionale alla comunicazione (pregressa e futura).
    Qui è stucchevole.

  25. magda il 30 ottobre 2005 alle 20:41

    @Carlo: pirla!ma mi sei simpatico. si puo’ dire pirla? cmq se potessi non scrivere con la successione delle parole comprensibili, non vestirmi quando esco, non chiudere la porta, non usare chiavi, lacci, legacci e chiusure varie…io sarei piu’ felice, anche di non usare la sintassi. forse sono nata per l’impero dei segni. e dei simboli piu’ che della logica.
    sono inconsapevolmente asiatica, spero non mongola!
    in quanto ai nostri discorsi, sento che alla fine mi toccherà fare un sunto teoretico di quanto ci stiamo dicendo, perchè temo e sento che è importante, almeno per me.
    ma dove l’andate coltivando tutta questa sensibilità e intelligenza?

  26. Maura il 30 ottobre 2005 alle 22:14

    Secondo me Governi non aveva alcuna pretesa letteraria in questo pezzo, voleva solo raccontare il suo “carteggio on-line” con Gemma Gaetani e segnalare l’uscita del suo libro. Non si può pretendere che tutto quello che si scrive in rete o in NI sia letteratura.

  27. franz krauspenhaar il 30 ottobre 2005 alle 22:24

    Finalmente la verità viene a galla… C’è voluto un intero “bloody sunday”… Grazie Maura.

    @Magda.
    Le tue domande sono molto belle, volevo dirti solo questo.

  28. andrea barbieri il 30 ottobre 2005 alle 22:35

    Allora dal vostro discorso ho dedotto che avete stampato questo pezzo di Governi e ora volete collocare il fascicoletto nello scaffale giusto, per non fare casino, e appunto vi state chiedendo se lo scaffale giusto è quello della promozione o quello della letteratura. E finché non avete deciso state in piedi, di fronte alle due mensole Lack di Ikea, col fascicoletto in mano :-)

  29. andrea barbieri il 30 ottobre 2005 alle 22:38

    Azz, sono arrivato tardi, è stato collocato.
    Comunque secondo me dentro c’è anche un po’ di letteratura.

  30. Bartolomeo Di Monaco il 31 ottobre 2005 alle 13:56

    Andrea Barbieri: “Comunque secondo me dentro c’è anche un po’ di letteratura”

    Bravo Andrea. Si tratta di un bel pezzo con una scrittura assai interessante. Spiace che non sia stato colto questo aspetto così evidente.

    Ieri pomeriggio, domenica, alle ore 16,30, ho assistito alla presentazione di un libro che non sarà mai conosciuto dal grande pubblico dei lettori: “Vita d’amore”. L’ha scritto una ragazza handicappata che vive nel mio paese di Montuolo. Racconta la sua sofferenza (cammina con difficoltà). La ricordo bambina quando passava davanti casa mia accompagnata dalla mamma. L’ho sempre ammirata per lo sforzo che faceva di camminare per la strada, guardata con curiosità dagli altri, per non chiudersi in se stessa. Ieri ha spiegato che si è sentita isolata quando andava all’asilo, poi alla scuola media, poi al liceo classico. La sua volontà di stare in mezzo agli altri era sconfitta dalla realtà che gli andava contro. Finché la svolta ci fu nel 1992, quando alcune ragazze e alcuni ragazzi del paese la invitarono a far parte del loro gruppo. La sua angoscia si è sciolta, tutta la sua ricchezza interiore si è liberata, grazie a loro. Ieri molti giovani rendevano testimonianza di questa stupenda giovane che si è laureata ed ora insegna religione nel liceo classico di Lucca. Il libro è stato pubblicato dalla Lega Italiana per la lotta ai tumori” (Edizioni Agèmina) e il ricavato andrà a beneficio della stessa Lega. Nel libro, oltre alla storia del suo male, del suo girovagare per gli ospedali, riproduce pagine di diario, confidenze degli amici, e lettere scambiate con loro. Questa ragazza ha messo la sua nudità spirituale al servizio degli altri.

    Quello che voglio dire è che non sempre si deve parlare di esibizione quando si parla del nostro privato in pubblico. Spesso la nostra vita può essere una utile testimonianza.

    Dall’esperienza di Mariella Santoro (è il nome della ragazza) s’impara a riconoscere che quando si è diversi, si continua ad essere tali (anche se ci si rifugia, per i credenti, in Dio) fino a che non arriva a noi l’affetto e l’amore dei nostri simili. Non esiste cura migliore di questa. La responsabilità delle angosce di chi è diverso cade sempre su noi, dunque, che siamo normali.

    Conoscere i tormenti che gli altri hanno vissuto o stanno vivendo, spesso – ma direi sempre – è una grande lezione che ci aiuta a capire e ad amare.

    Bart

  31. tashtego il 31 ottobre 2005 alle 15:24

    se state parlando della poesia “colazione eccetera”, voglio dire se è qui che si possono lasciare commenti (inutili, lo so) sulla poesia “colazione eccetera” senza andare fuori argomento, insomma vorrei sommessamente dire che questa poesia mi sembra un frammentino di sex and city, ma scrausetto e “dei poveri”, con la solita citazioncina di paroliere angloide: aggiungo che il mondo va a finire per mancanza di “nuove generazioni” degne di questo nome e non mi si dica dell’ironia (auto?), che l’ironia mai ha salvato nessuno dalla stupidità e dalla bruttezza: questo tanto per essere pesanti dicendo però per una volta ciò che si pensa.

  32. francesco forlani il 31 ottobre 2005 alle 15:33

    “in queste colonne di nuovo affollate di piccoli talenti e grandi grafomani. ”
    Caro Stefano Zangrando leggo questa tua frase in bacheca e mi ha fatto un pò tristezza. Un comune amico dice spesso come la modestia non la si impari, ma che in qualche modo lo si è o non lo si è, modesti. Mi aspetterei a questo punto che tu sovvertissi questa amara constatazione. Con affetto.
    effeffe
    ps
    Mi colpisce sempre la lucidità di Franz e trovo che il post fosse molto più puro ed innocente (e qui sta la sua colpevolezza) di quanto si sia voluto vedere. A parte questo concordo con Andrea Barbieri, azz.

  33. gianni biondillo il 31 ottobre 2005 alle 15:46

    Comunque io con Massimiliano sono arrabbiato perché doveva spedirmi un libro 6 mesi fa e non l’ha fatto. E quindi lo sputtano pubblicamente!

    ;-)))) (ciao, Max)

  34. Massimiliano il 31 ottobre 2005 alle 15:58

    Con tutti i soldi che hai fatto con i romanzi, quel libro te lo potevi pure compra’!
    (ciao gianni)

  35. georgia il 31 ottobre 2005 alle 16:00

    beh io il pezzo di governi lo avevo trovato molto bello :-)))))))
    e non si può neppure dire che io simpatizzi molto con lo sceriffo …. quindi è proprio lo scritto di governi che mi è piaciuto.
    Certo che se si dovesse mettere una legge così rigida sulla privacy … beh ci giocheremmo l’80% della letteratura, come minimo ;-) .
    Però se magda fosse, puta caso, gemma gaetani allora le darei ragione perchè per rendere pubblico un epistolario (soprattutto le lettere dell’altro) bisogna essere daccordo, per lo meno, in due, ma se gemma è stata d’accordo a me va benissimo nulla è più bello di una storia e di un epistolario “vero”. Se invece gemma non è d’accordo … beh … ma qui allora non c’entra per niente lo scrittore, c’entra propio il penale e basta ;-)

  36. franz krauspenhaar il 31 ottobre 2005 alle 16:07

    Gianni, ha ragione Max. Tira fuori i soldi!

    Georgia, prima o poi mi amerai alla follia, fidati:-)

  37. Massimiliano il 31 ottobre 2005 alle 16:09

    Scusa l’ingenuità Georgia, ma chi sarebbe lo sceriffo, io? Sceriffo de che?

  38. gianni biondillo il 31 ottobre 2005 alle 16:15

    Ragazzi miei, come dice il saggio: “i soldi costano”.
    E poi quel libro io l’ho cercato ma mica l’ho trovato per librerie!
    Ora cosa dico al console, quando lo vedrò l’11 di novembre?

    Georgia, Franz è puro fascino, non sapresti resistere ai suoi occhioni blu.

  39. georgia il 31 ottobre 2005 alle 16:38

    massimiliano … io non so neppure chi cavolo tu sia :-)
    ops, ma … forse sì, sei governi ;-) … no, no, no, non sei tu lo sceriffo, per carità, manco ti conosco, lo sceriffo con tanto di fondine e pistole e stella di latta è krauspenhaar che, a torto o a ragione, non amo molto nonostante, dicano, abbia occhioni blu, sarà solo una coincidenza ma io preferisco sempre gli occhioni neri (a parte i miei che sono azzurri) e detesto, indipendentemente dal colore degli occhi, chi si mette a gambe larghe nella piazza polverosa davanti al saloon e … gioca alla battaglia navale.
    Forse è stato solo un incidente, e quel giorno gli giravano particolarmente le fondine e gli stelloni, ma la prima volta che sono capitata nel villaggio di franz si è comportato proprio così urlando che a casa sua non voleva stranieri e ….. in rete la prima impressione è quella che conta ;-)

  40. franz krauspenhaar il 31 ottobre 2005 alle 17:06

    E’ proprio un sentimento unilaterale…:-)

  41. tashtego il 31 ottobre 2005 alle 17:17

    forse a voi piace tutto.

  42. Gemma Gaetani il 31 ottobre 2005 alle 17:38

    Ci tengo a dire alcune cose (ciao a tutti, ciao Massi).
    Tashtego, non andremo mai d’accordo, e ne sono contenta, perché io sono una alla Sex and the City quanto Kurt Cobain era uno dei Take That, e il mio poemetto faceva ridere quanto fa ridere Berlusconi. Non ci capiamo, non ci piacciamo: va benissimo così. Però, ci tengo a spiegare, che ci sono persone che sono attratte dalle cose che luccicano perché quelle cose sono loro aduse (le ricche frequentatrici del Fiorucci Store o dei negozi di tutto il centro Milano e le protagoniste di Sex and the City) e altre che ne sono attratte perché intorno non gli luccica niente, ma veramente niente. A me interessa parlare delle seconde.

    Georgia. Il pezzo è nato perché ho chiesto a Massimiliano, conosciuto proprio su questi commenti all’epoca della pubblicazione del poemetto, da cui in seguito è nato il libro, di scrivere un pezzo “su di me”. Mi serviva per “presentare” il libro sul mio sito in modo “altro”. Personalmente non amo niente di ciò che è canonico. E mi piace moltissimo come scrive Massimiliano, che è uno che sistema questioni di Letteratura dietro una prosa asciutta e volutamente, all’apparenza, casual. Insomma Massimiliano non scrive prosa lirica, né ha inventato una nuova lingua, ma continua la Letteratura, che conosce benissimo, pur non tenendo corsi di scrittura, nel modo che piace a tanti e anche a me: senza tacchi, senza pelliccia addosso. Per quanto, se volesse, potrebbe. Poi il pezzo è stato messo anche qui, come piccola “celebrazione” forse, e quasi come una sorta di aggiornamento.
    Ovviamente può non interessare, può non piacere, come il mio libro, come tutti i libri pubblicati da chiunque, ma parlare di “pornografia dei fatti propri”, è per lo meno anacronistico! Viviamo, volenti o nolenti, nell’epoca in cui Loredana Lecciso lascia Al Bano dichiarandolo su Gente e Al Bano, di reazione lascia l’Isola dei Famosi… Questa è, forse, “pornografia dei fatti propri”. E ha diritto, a mio modesto avviso, di esistere anche questo, se i telespettatori lo apprezzano (e non tiriamo giù l’altro anacronismo del genocidio culturale, che è un’idiozia, a mio, modesto e lecito, avviso).

    Infine, vorrei ringraziare Bartolomeo Di Monaco per aver scritto queste parole, perché in queste parole c’è il senso dello scritto di Massimiliano e il motivo per cui io ho deciso di pubblicarlo e di pubblicare un libro:

    Quello che voglio dire è che non sempre si deve parlare di esibizione quando si parla del nostro privato in pubblico. Spesso la nostra vita può essere una utile testimonianza.

    E’ la prima cosa che ti insegna. Lo psichiatra. Un gruppo di autoaiuto. La vita stessa. E cioè che la tua storia è la tua storia ma è allo stesso tempo una storia qualunque. E se rappresenta qualcosa anche per qualcun altro, dopo che te la sei raccontata, e dopo che l’hai raccontata, in un quadro, a parole, a fumetti, allora è arte. Di diverso livello, perché ci sono gli artigiani e gli artisti, come sapeva bene Gramsci quando si crucciava della mancanza di un sottobosco artigianale e di un bosco artistico folti in Italia, diversi decenni fa.
    “Heroin”, Lou Reed, non l’ha scritta a tavolino con Flaubert, ma quando si spaccava di pere. “Vicious” era dedicata ad Andy Warhol. “Walk on the wild side” parlava dei transessuali che frequentavano la Factory. Andy Warhol fotografava tutto e tutti e sempre non tanto per mimare l’incomunicabilità postmoderna, ma la sua. Poi, come ha detto saggiamente J.T.LeRoy in un’intervista, si può raccontare la più grande tragedia, ma se è scritta male, è scritta male. Lou Reed, Andy Warhol erano artisti. E quindi la tossicomania dell’uno e la misoginia dell’altro sono diventati simboli di altro. Di un’epoca. Anche artistica.

  43. tashtego il 31 ottobre 2005 alle 19:38

    @ gemma: non ci capiamo?
    e perché mai?
    di tuo ho letto solo questi versi, e solo di questi versi parlo e non dico certo che fanno ridere.
    dico che non mi convincono, che sono un po’ sdati, auto-indulgenti, già letti.
    aggiungo che sono accattivanti (qui in NI la poesia di solito oscilla tra l’accattivante e il suo perfetto contrario).
    e dico che mi hanno fatto pensare a quella serie lì, televisiva, col manzo che cambia sempre, eccetera.
    insomma opinioni su un pezzo che hai *pubblicato*, cioè sottoposto a pubblica fruizione e, conseguentemente, giudizio, capisci?
    il fatto che noi possiamo capirci o meno non è in discussione.
    o no?

  44. Gemma Gaetani il 31 ottobre 2005 alle 19:56

    No, ci conosciamo, e mi era rimasto impresso che nel post Tecniche di suicidio avevi definito Kurt Cobain il solito artistoide suicida, più o meno, poi leggo le cose che scrivi, osservo parecchio, e insomma, non credo siamo sulla stessa linea di pensiero.
    Nello specifico dei miei versi, che non ti convincano non c’è problema. Che sono già letti, proprio già letti, non so… Accattivanti nemmeno, secondo me. Sono drammatici. Il soggetto non è una milanese pettinata.
    In ogni caso io ho scritto, a chi legge il giudizio. Solo che detesto i giudizi banali (donna + locali + manzo + Milano = Sex and the City de’ noantri).

  45. Mario Brega il 31 ottobre 2005 alle 20:38

    A me comunque er pezzo m’è piaciuto. Complimenti, Gove’. Saluteme pure la regazzetta. C’ha stoffa, artro che chiacchiere.

  46. magda il 31 ottobre 2005 alle 20:42

    bene, allora possiamo dire che tra gli stili letterari ognuno possa scegliere su quale tipologia sintonizzarsi, a secondo delle proprie pulsioni o empatie estetiche.

  47. Furio il 31 ottobre 2005 alle 20:47

    “a seconda” o “secondo”, magda…
    e poi il presente invece del congiuntivo, magda…
    per il resto d’accordissimo, magda.

  48. magda il 31 ottobre 2005 alle 21:14

    Ma fate gli scrittori o i correttori di bozze?
    Ho capito,(virgola)(spazio) che la vostra, è una scelta deliberata nel riprendermi sulle cazzate, e quindi, con il vostro permesso, me ne fotto.
    Anche perchè, da quando sono presente su questo spazio intellettuale-letterato, le uniche obiezioni che ho ricevuto sono: lo spazio dopo la virgola, la declinazione verbale piu’ o meno corretta e altri concettualismi stilistici di coatante levatura.
    evidentemente chi li pone non ha altri argomenti.
    Colgo altresi’ l’occasione per esprimere a chi volesse fare lo spiritoso ancora su queste cose, l’auspicio che il suddetto si fanculizzasse autonomamente, evitando alla sottoscritta l’imbarazzo di mandarcelo.
    noblesse oblige.

  49. magda il 31 ottobre 2005 alle 21:18

    errata corrige: cotanta levatura.

  50. Gemma Gaetani il 31 ottobre 2005 alle 21:39

    Magda, è tutta un’idioteque, non farci caso. Si scherza, anche. Immagino.

  51. magda il 31 ottobre 2005 alle 21:56

    ma sempre su quello? non mi sono sposata apposta per non avere suocere!

  52. Gemma Gaetani il 31 ottobre 2005 alle 22:04

    Ma dai, uno riconosce un tratto e lo amplifica, è la parodia, che in un certo senso è anche un apprezzamento… Cmq citavo Idioteque, che è il titolo di una canzone dei Radiohead che comincia dicendo WHO IS IN A BUNKER? WHO IS IN A BUNKER?, per dire che credo che lo siamo tutti, non che chi ti scherza sia idiota, e allora ne usciamo scherzando, giocando, parlando, accusando, criticando. Devo continuare? :)

  53. georgia il 1 novembre 2005 alle 00:36

    magda non prendertela si sa che una delle cose più noiose nell’e-scrittura è proprio il correttore automatico.
    C’è sempre quell’odioso “omino-suocera” a graffetta che paf … arriva e ti corregge;-)
    georgia

  54. tashtego il 1 novembre 2005 alle 01:29

    però a furia di correggerti, magda, sei migliorata.
    fai meno errori.
    e questo è un bene.

    e poi volentieri ammetto di non essere “sulla stessa linea di pensiero” di gemma.
    ecco.
    però non ho mai usato in vita mia la parola “artistoide”, perché la ritengo un termine fascistico.
    nella fatti-specie mi sembra di aver usato, piuttosto, “artistazzo”.
    ma posso sbagliarmi.

  55. Wovoka il 1 novembre 2005 alle 07:28

    Ma il pezzo in questione incarnerà davvero, cioè “strutturalmente”, le connotazioni di drammaticità esistenziale (Kurt Kobain eccetera) rivendicate da Gemma? Alcuni le ritrovano, altri no, a me personalmente appaiono come una proiezione un po’ posticcia, segno che nei miei confronti l’opera (raccontino + poesia + contesto indiano) non ha funzionato, non sono riuscito a prenderla “sul serio”. Anzi, mi sembra persino di comprendere (ma non giustificare) la reazione di Zangrando. Così me la figuro, brevemente: questa vicenda tra maschio e femmina alla quale veniamo arbitrariamente introdotti (nulla di male, purché sia chiaro che ad un testo arbitrario possono seguire altri testi arbitrari – nessun copyright sul delirio, please) porta immediatamente alla lettura della poesia che le ha dato inizio. In essa incontriamo una donna che argomenta (anche) di sesso piuttosto disinvoltamente, cosa che provoca spesso nei maschi una sorta di fascinazione un po’ sgomenta. Ecco quindi che, ritornando dalla poesia al dialogo, vengo quasi “costretto”, dal complesso di immagini ricevute e di immaginazioni secondarie incontrollabili, nel ruolo (fantastico) di “rivale” del Massimiliano, le cui attenzioni “professionali” nei confronti della poetessa mi appaiono a questo punto fortemente sospette (un po’ l’irriducibile sospetto che spesso i maschi nutrono nei confronti dei ginecologi). Ecco perché l’intimità tra i due, le reciproche “carezze” (nel senso di Eric Berne) che si scambiano in pubblico, infastidiscono così tanto: perché richiamano (a torto o a ragione) il feroce narcisismo delle coppie, le autentiche allucinazioni reciproche che caratterizzano i veri innamorati, che vanno sempre lasciati soli, in quanto insopportabili. A questo punto però interviene il mio “censore” psichico, che mi spinge a vergognarmi di questi miei bassi pensieri e quindi a liberarmene proiettandoli sull’ “opera” che me li ha evocati: ehi voi! siamo qui per occuparci di Letteratura, mica di secrezioni! Comunque la furia di Zangrando mi è piaciuta molto: mi ha ricordato (a torto o a ragione) le immaginazioni feroci dell’indimenticabile Sant’Antonio di Flaubert.

  56. magda il 1 novembre 2005 alle 08:42

    Allora tra gli estetici platonici aggiungiamo Wovoka.
    quando volete intimità epistolare telematica…..basta chiedere…ho quintali di chattate con emeriti sconosciuti portati al delirio secretivo con un click.
    Ecco perchè gli uomini sono in numero maggiore tra gli intellettuali….loro devono sublimare e elaborare molto piu’ materiale pulsionale!
    Grazie di esistere.

  57. Wovoka il 1 novembre 2005 alle 09:38

    Non capisco da dove tu possa dedurre un mio potenziale interesse a quei quintali di chattate, ma è comunque un piacere fraintendersi, simpaticissima Magda :-)

  58. emma il 1 novembre 2005 alle 09:40

    Sono andata a leggere la poesia. La cosa che mi colpisce di più è il connubio tra distanza (la poesia che prende le distanze dal mito e dall’ideologia) e identificazione (il poeta che si identifica con chi è “vittima” del mito e dell’ideologia, anzi “è” quella vittima).
    Mi sembra un connubio difficile; molto interessante, ma ambiguo.
    E l’ambiguità comporta fraintendimento.
    Che è un po’ quello che succede con la lettura dello scambio epistolare.
    E un po’ quello che mi succede quando leggo Aldo Nove.

  59. georgia il 1 novembre 2005 alle 09:56

    Scrive gemma:
    “Ecco perchè gli uomini sono in numero maggiore tra gli intellettuali….loro devono sublimare e elaborare molto piu’ materiale pulsionale!”

    gli uomini sono di più fra gli intellettuali non certo per la quantità di materiale pulsionale da sublimare, ma solo perchè il “potere” è ancora prevalentemente maschile. Le donne in politica (dove il potere è ancora più “potere”) sono addirittura mosche bianche.
    Il materiale da pulsionare non c’entra nulla, di quello ne possediamo, in grande quantità, ambedue i sessi, anzi probablmente quello femmnile è in quantita maggiore e più esplosivo.

    La cosa interessante che però vien fuori da questa vostra discussione è una forma di sommerso moralismo misogino che vedo non salva neppure le donne.

    L’analisi di wowoka è molto intelligente e ha colpito atrocemente nel segno.
    Non credo che, nè la poesia, nè l’assemblaggio epistolare di governi incarnino poi grandi cose (anche se nell’insieme ho trovato il tutto molto piacevole).
    L’analisi un po’ “acida” (nel senso di corrosiva) di wowoka è intelligente proprio perchè il meccanismo è quello che ha descritto lui.
    Però …..
    In questo blog vengono postate poesie di Arminio.
    Premesso che arminio, a mio giudizio è un grande poeta e gemma per ora, dalle cose che ho letto, ancora non lo è (questo sempre a mio giudizio)
    Premesso questo (che non è poco) arminio scrive poesie molto sensuali, e quando un uomo “argomenta (anche) di sesso piuttosto disinvoltamente, cosa che provoca spesso [nelle femmine] una sorta di fascinazione un po’ sgomenta” e …
    E qui ci fermiamo perchè manca (in questo caso) la femmina a cui venga chiesta la presentazione e che faccia scattare in me (o nelle donne che leggono) il ruolo fantastico di rivale. E che renda dunque l’eventuale prefazione della femmina una cosa sospetta tra maschio e femmina.
    Insomma dico questo per far vedere che mentre i meccanismi profondi sarebbero poi gli stessi le reazioni sociali sono, per forza di cose, culturalmente “diversissime” perchè la femmina NON è mai vista (istintivamente) come detentrice di potere, anche se oggi, se dio vuole, spesso lo è.

    Che nello scritto in questione ci sia una forma di “esibizionismo” è indubbio, che ci sia una forma di fascinazione nel parlare di sesso è indubbio, che sia una “faccenda” tra maschio e femmina è indubbio.
    Però, sembra quasi banale dirlo, la letteratura è sempre ANCHE questo, se leviamo alla narrativa e alla poesia tutto questo cosa rimane?
    Du’ palle!!!!!!
    Semmai sospetta è la cosa che siano nate tutte ‘ste vostre reazioni irritate, perchè il potere della poesia è proprio di sublimare la competizione animalesca e di farci vedere il sentimento umano (che è di tutti), anche il più terribile, spellato al vivo, ma talmente …. (non trovo la parola) da poterlo contemplare come esperienza (orrida o sublime) universale e non come competizione o disturbo sul nostro io
    Come esempio potrei parlare di sandro penna che scrive una poesia sulla cacca, una poesia sublime. Poesia che se la scrivessi io voi mi chiudereste in manicomio, ma scritta da lui … cristo diventa epica.
    Beh forse proprio nella vostra reazione passa il discrimine tra poesia autentica (in cui la forma la fa da indiscusso padrone) e poesia che forse deve ancora farsi.
    Dico questo perchè sia chiaro che … non è il contenuto che vi ha fatto incazzare cosi bassamente ;-).
    La letteratura è sempre un fatto di secrezioni … e che altro dovrebbe essere visto che sono gli umani a farla?
    Che differenza passa tra un pomicione, un poeta e un ginecologo?
    Nessuna, solo che il poeta sa usare le parole per svegliarci, fascinarci ma anche placarci nella nostra bassa umanità competitiva, e ci rende tutti degli IONOI, anche se nel solo breve spazio della lettura.
    georgia

  60. georgia il 1 novembre 2005 alle 10:05

    ERRATA CORRIGE
    scusate ho sbagliato
    non è SCRIVE GEMMA, ma bensì SCRIVE MAGDA :-)

  61. kristian il 1 novembre 2005 alle 10:18

    beh, Wow(oka)! sei precipitato nel desiderio.
    nella scena finale di L’Aldilà di Lucio Fulci, la protagonista e il deuteragonista, in fuga dal male, terminano la corsa in una landa desolata, sparsa di cadaveri bendati, che poi è un quadro allucinato, dipinto decenni prima da un pittore nella stanza 36 di un albergo costruito su di una delle 7 porte dell’Inferno, come indicato nel libro maledetto chiamato Eibon…

    @Gemma: in effetti hai ragione, Cobain s’è spappolato il cervello per non essere mai un TT, il suo è un dramma totale.
    mi piace il tuo continuo rimandare al pop. e la valenza psichiatrica del raccontarsi.
    una persona a cui voglio un mondo di bene e che soffre, mi ha raccontato che una volta ha scampato il suicidio pensando alle scarpe di Manolo Blahnik che non aveva ancora avuto la possibilità di far sue.

  62. magda il 1 novembre 2005 alle 10:21

    ma io veramente scherzavo con Wo, e lui ha capito benissimo, guai a prendere seriamente la differenza tra i sessi, va a finire che ci si innamora!:-) a questo proposito, dato che sono reduce da una seduta a un pool di psichiatri in delirio, cioè io li ho analizzati….. vi mando una cosa che scrissi(scrissi o ho scritto?) tempo fa, proprio sull’uguaglianza di potere che abita indistintamente i sessi:

    TRANSGENDER
    Credo sia giunto il momento di abbandonare le barricate transgenerali e impostare la questione su altri temi. Intanto sottolineare e rivendicare le differenze o le uguaglianze fra sessi, che in se non esisterebbero, non fa che aggravarle.
    Giusto sarebbe considerare qualunque aspetto del vivere comune abitato non da portatori di generi e genitalità, ma da Persone che dato lo stato attuale, andrebbero rieducate ad essere valore in se’ indipendentemente dalla lora individualità sessuale.
    Le sottoculture di nazioni in decadenza sono caratterizzate per l’espressione massiccia di poteri totaliritaristici che fino ad ora sono stati testimoniati dal genere maschile sul tipo peter familias , ma solo perchè le donne non c’erano , se no avrebbero fatto lo stesso se mosse dalle stesse intenzioni (es.:Moratti,Tatcher,).
    La storia ci riserva delle curiose sorprese, per esempio in uno stato popolato da regine autoritarie, come l’Inghilterra, si sono sviluppatti dal punto di vista antropologico fenomeni di vistosa omosessualità maschile, questo a dimostrare che il potere esercitato malamente esiste su entrambi i sessi e produce discrepanze e allontanamenti tra i generi se identificati solo su scala di sessualità e non di ambizione e avidità di potere che popola indistintamente uomini e donne.
    Quindi il problema non si snoda sull’asse interpretativo uomo-donna, ma persona di idealità o di convenienza, persona signore-padrone o libera. Promuoviamo la cultura dell’individuo e della libertà prima che quella di genere, la coscienza non ha sesso, e le culture che si fondano su questa eticità non presenterebbero abusi di potere sugli anelli deboli della catena sociale capitalista: donne, vecchi, bambini.
    La nostra onorevole Pia locatelli, presidente dell’internazionale socialista, ci ha piu’ volte intrattenuto su argomenti che sarebbe utile approfondire come il concetto di “engenderizzazione” mutuato dall’ anglosassone “engendering” una sorta di processo di transgeneralità dei sessi e delle loro evoluzioni.
    Rivalutiamo la società civile in modo olistico valorizzando quello che per il capitalismo sono le suddette debolezze, perchè nella ottica di civiltà evoluta i “deboli” sono i punti di forza.

    Magda Mantecca

  63. Massimiliano il 1 novembre 2005 alle 10:41

    Scusa Wovoka, non riesco a leggere i tuoi post. mi abbiocco alla seconda o terza riga.

  64. Wovoka il 1 novembre 2005 alle 11:05

    Meglio così :-)

  65. magda il 1 novembre 2005 alle 11:07

    cmq dato che questo è uno spazio un po’ dell’assurdo,una spedie di PULP del giorno dei morti, dove si è spaziato dai cazzi propri agli scrupoli del narratore, dai gusti letterari alle inclinazioni stilistiche, dal cyberflirt al femminismo, rileggendo almeno una volta il post iniziale,(del tutto inifluente), posso permettermi di ribattezzare il Fiorucci Store con un nuovo titolo cinematografico mutuandolo dal già citato sopra?:
    “EIACULAZIONE DA TIFFANY”

  66. tiffany \u0026 co malaysiad-alt depth-1" id="li-comment-14702"> georgia il 1 novembre 2005 alle 11:15

    non sono d’accordo con te.
    Perchè esiste veramente una “differenza” tra uomo e donna e omosessuale, differenza che non vuol dire essere, nè migliore, nè peggiore, solo dfferente (che è una ricchezza). Differenza proprio di ragionamento (che non vuol dire essere più o meno razionali) che poi questa differenza sia di ordine genetico o di ordine culturale (e si parla di cultura mllenaria) questo non si sa, però si è visto che il cervello dei due sessi, al momento, funziona in maniera diversa e usa parti del cervello diverse e questo ti porta ad agire diversamente anche quando riempi una lavatrice (gli uomini, quando lo fanno, sono molto più abili ad usare ogni spazio della lavastoviglie) ora non mi venite a spiegare che invece invece vostro marito, compagno fratello padre … non sa riempire la lavastoviglie…. è chiaro che il mio è un paradosso.
    Però è quasi dimostrato (oggi che è possibile fotografare il cervello in azione), che per risolvere un problema complesso i due cervelli attivano parti diverse anche se arrivano poi allo stesso risultato e questo naturalmente dipende dall’intelligenza individuale (che è poi la differenza più macroscopica). La maggior parte delle scoperte umane sono state collaborazioni tra cervelli femminli e maschili anche se spesso il merito è andato al maschio (ma qui entriamo nell’organizzazione sociale e soprattutto nella maggiore capacità e ablità del maschio di aggirarsi all’interno di tali meccanismi esterni).
    Sull’aumento o meno del “fenomeno” omosessualità, anche qui non ti seguo. Io considero l’omosessualità una componente del tutto normale (anche se minoritaria) fra gli umani, e grosso modo la percentuale è costante in tutte le epoche (salvo variazioni ma quelle avvengono ovunque anche in una maggior nascita di bambini o bambine). Il fatto che alcune epoche (o alcune società) sembrino più omosessuali di altre è solo perchè sono epoche (o religioni, o culture) che tollerano di più la componente omosessuale, durante il fascimo c’erano omosessuali in quantità come oggi solo che allora non si vedevano: si nascondevano per evitare la riprovazione sociale se non addirittura il carcere e il confino, oggi invece sono relativamente (anche se la strada è ancora lunga) liberi e quindi sembrano essere presenti nella società in maggior numero. Omosessuali non si diventa (anche se si può decidere di farne l’esperienza, ma questo è un altro discorso e puramente individuale) si nasce, ed è una terza (e anche quarta) normalissima differenza naturalissima, e prendere atto di questa banalissima verità ci aiuterebbe tutti, anche chi come me è eterosessuale, a vivere in una società più normale dove tutti abbiamo gli stessi diritti e TUTTI siamo *normali* e *anormali* nello stesso tempo.


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    Dalla rinascita delle OGR di Torino all’Arte Ribelle degli anni Sessanta

    Le Officine Grandi Riparazioni OGR di Torino che oggi riapriranno dopo 1000 giorni di cantiere che le hanno trasformate in un nuovo hub per arte, musica e cibo.
    Le Officine Grandi Riparazioni OGR di Torino che oggi riapriranno dopo 1000 giorni di cantiere che le hanno trasformate in un nuovo hub per arte, musica e cibo.
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    Il calendario espositivo del nostro Paese si fa sempre più ricco e così i nostri articoli dedicati alle mostre non possono che tornare alla loro cadenza quindicinale, così da potervi segnalare quanto di meglio le gallerie private italiane stanno organizzando. Apriamo la nostra selezione di oggi con la mostra inaugurale delle Officine Grandi Riparazioni (OGR) di Torino.  Dopo ben mille giorni di cantiere, infatti, prendono oggi vita a Torino le Officine della creatività riqualificate da Fondazione CRT con un investimento di cento milioni di euro, che ha trasformato le OGR, l’ex “cattedrale” di architettura industriale dell’Ottocento, nel nuovo hub delle arti, dell’innovazione e dell’enogastronomia nel cuore della città. Una rinascita che parte proprio questo sabato con Big Bang, la grande festa di inaugurazionegratuita per tutti e lunga due settimane, dal 30 settembre al 14 ottobre – con cui le nuove OGR di Torino accoglieranno i nuovi protagonisti e pubblici diversi, con una serie di esclusive nazionali e progetti realizzati ad hoc per l’occasione da 10 artisti internazionali. Giorgio Moroder, Elisa, Ghali, Omar Souleyman, Danny L Harle, The Chemical Brothers e il super gruppo Atomic Bomb! (per l’occasione con la partecipazione di Samuel) si alterneranno sul palco per i tre sabati consecutivi del 30 settembre, 7 e 14 ottobre. E oltre alla musica, anche l’arte contemporanea caratterizzerà il Big Bang, con tre progetti site-specific a firma di altrettanti protagonisti internazionali delle arti visive: William Kentridge, Patrick Tuttofuoco e Arturo Herrera.

    Osvaldo Licini, Olandese Volante, 1945. Olio su carta intelata 23 x 29 cm

    Osvaldo Licini, Olandese Volante, 1945. Olio su carta intelata, 23 x 29 cm

    Da Torino a Milano dove non possiamo non segnalarvi la bellissima e grande mostra che la Galleria Tega ha inaugurato il 25 settembre scorso: Osvaldo Licini. I segni dell’angeloOsvaldo Licini è stato uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana del XX secolo e per omaggiare l’artista nato a Monte Vidon Corrado nel 1894 e scomparso nel 1958, pochi mesi dopo aver ricevuto il Gran Premio Internazionale per la pittura alla Biennale di Venezia, la galleria ha costruito un percorso di circa quaranta opere, che dai quadri astratti degli anni Trenta giunge sino alle prove estreme, passando attraverso i cicli centrali della sua produzione come gli “olandesi volanti”, le “amalasunte” e gli “angeli ribelli”, realizzati a partire dagli anni Quaranta. Le opere in mostra, peraltro, provengono per la maggior parte da importanti collezioni private, raramente visibili, e permettono di seguire – anche attraverso un prezioso nucleo di opere su carta – l’evoluzione di un linguaggio unico per la capacità di concentrare in quadri di piccole dimensioni e con una strepitosa essenzialità di segni e colori un intero universo fantastico, che dall’amato paesaggio marchigiano giunge sino ai cieli abitati da lune, missili, angeli, vascelli fantasma.

    Winston Roeth, Havana Moon, 2005, pigmenti Kremer e dispersione di poliuretano, cm 76x76. Ph Bruno Bani. Courtesy Osart Gallery, Milano

    Winston Roeth, Havana Moon, 2005, pigmenti Kremer e dispersione di poliuretano, cm 76×76. Ph Bruno Bani. Courtesy Osart Gallery, Milano

    Da Torino, ci spostiamo a Milano dove, dal 28 settembre scorso, Ruth Ann Fredenthal, Winston Roeth e Phil Sims, tre dei più importanti e affascinanti esponenti dell’arte colorista americana sono i protagonisti della nuova mostra della Osart Gallery  dal titolo Color as Attitude. La collettiva, a cura di Alberto Zanchetta, in programma fino al 15 novembre 2017, attraverso una accurata selezione di nove opere – sia storiche che recenti – si propone di valorizzare il percorso pittorico di ciascun artista. Il colore è certamente il fil rouge che lega i tre artisti che solo a prima vista sembrano dipingere quadri monocromatici. Si tratta di opere caratterizzate da un’espressione contemporanea radicale, che li separa dalla produzione minimalista e monocromatica e dall’intellettualismo freddo dei concettuali. Ciò che più gli interessa è la tecnica e l’impressione che suscitano sullo spettatore. La superficie dipinta sembra sparire e aprire la visione di uno spazio indefinito grazie alle numerose velature.

    Giovanni Kronenberg, Escoriazioni antropologiche, 2012, sea sponge and marine fragrance, ca cm 56x38x17

    Giovanni Kronenberg, Escoriazioni antropologiche, 2012-2016, sea sponge and marine fragrance, ca cm 56x38x17

    Sempre a Milano, la Galleria Renata Fabbri ospita, fino all’11 novembre una personale di Giovanni Kronenberg (n. 1974) che, per l’occasione, presenta una serie di opere inedite realizzate appositamente per lo spazio espositivo. La mostra raccoglie prevalentemente sculture e disegni, caratterizzati dalla tipica ricerca che l’artista prosegue da anni: manufatti e reperti naturali insoliti o rari, – l’artista li definisce “non consumati dagli sguardi” -, spesso oggetto di collezionismo, su cui interviene con inserimenti e trasformazioni minime che mettono in dialogo tempi distanti e in nessun caso raggiungibili fra loro. Attraverso operazioni come la torsione, l’occlusione, la sostituzione, la sovrapposizione – ma anche, all’opposto, mediante interventi estremamente effimeri e temporanei.

    Paul Gees, Ingeklemd tot stut (inner support), 1995 | steel, wood and stone | cm. 150 x 25. Courtesy: Loom Gallery

    Paul Gees, Ingeklemd tot stut (inner support), 1995 | steel, wood and stone | cm. 150 x 25. Courtesy: Loom Gallery

    Ancora nel capoluogo lombardo, Loom Gallery ha inaugurato ieri Under Pressure, la prima mostra personale in Italia dell’artista belga Paul Gees. Negli ultimi 40 anni Gees ha lavorato su tre materiali: pietra, ferro e legno, combinandoli per trovare soluzioni in equilibrio. Centinaia di varianti che sembrano tutte funzionare, per armonia ed invenzione, che rimandano all’arte povera, quella minimale e alla land art. Sculture e oggetti sedimentano per lunghi periodi nel suo studio, dove tutto rigorosamente resiste, con una punta di umorismo e una straordinaria sensazione di scampato pericolo. Dagli interventi semplici e intrinsechi si percepisce un senso di rigorosa organizzazione, dove la ricerca tende al dominio. Alla fine niente cade, tutto rimane su. A ciascun lavoro corrisponde la sua pietra, a ciascun ferro il suo legno. Pietra-ferro-legno, come una morra cinese dell’arte, con un’impensabile serie di combinazioni, che ne fanno un assillo da cui nasce un universo.

    Milan Grygar, Antifona, 2009, acrylic on canvas, dittico, cm.145x290 Courtesy the artist and P420, Bologna,(Ph.S.Grygar).

    Milan Grygar, Antifona, 2009, acrylic on canvas, dittico, cm.145×290 Courtesy the artist and P420, Bologna,(Ph.S.Grygar)

    Spostandoci verso sud, a Bologna il 23 settembre scorso P420 ha inaugurato la seconda mostra personale dell’artista slovacco Milan Grygar: AntifonaPer circa mezzo secolo, a partire dalla metà degli anni Sessanta, Milan Grygar ha sviluppato un corpus di opere la cui premessa è l’indissolubilità di due sensi che l’arte occidentale ha spesso considerato separatamente, la vista e l’udito. Le sue opere hanno un legame essenziale con il suono: ne registrano in forma visiva il decorso o si costituiscono come partiture più o meno dettagliate per produrlo. In mostra sono esposte opere recenti tra cui tele anche di grandi dimensioni della serie Antifone che l’artista ha iniziato nel 1996 e al centro della quale vi è una dualità continuamente in bilico tra uno spazio visivo e uno sonoro. Le tele, che vogliono affrontare il rapporto tra suono e colore nell’alternanza tra armonioso e non armonioso, sono spesso dittici con composizioni geometriche minime o monocromi – prima con colori cupi e negli ultimi anni con colori sempre più accesi – che creano tra loro una forte relazione spaziale.

    Eugenia Vanni, Ritratto di imprimitura bianca su tela di lino, 2017

    Eugenia Vanni, Ritratto di imprimitura bianca su tela di lino, 2017

    Dall’Emilia-Romagna ci spostiamo poi in Toscana, dove a Siena la Galleria FuoriCampo presenta oggi, sabato 30 Settembre, la prima personale di Eugenia Vanni dal titolo Ogni colore dipinge se stesso e anche gli altri. Un ciclo di opere che segue coerentemente la recente produzione dell’artista sviluppando la relazione tra supporto e figurazione. Eugenia Vanni ritrae la realtà (dell’arte) nel suo farsi, ponendosi nella posizione liminale che asseconda la tecnica al proprio volere. Questo stare tra la volontà ed il caso permette una lettura trasversale (comparata) del procedimento artistico che misura l’artificiosità della realtà, poiché solo la pittura esiste. La capacità di porsi contemporaneamente fuori e dentro il processo, tra la necessità di impadronirsi del soggetto, la superficie come campo di esistenza e significanza, ed il formale disinteresse per l’immagine, avvicina la sua ricerca a certe soluzioni analitiche ma con obiettivi ben diversi.

    Luca Lupi, Finis Terrae, Spiaggie Bianche, Livorno, 2017

    Luca Lupi, Finis Terrae, Spiaggie Bianche, Livorno, 2017

    A Pisa, invece, la galleria Passaggi Arte Contemporanea, dal 7 ottobre prossimo presenta la personale di Luca Lupi Finis terrae, a cura di Ilaria Mariotti, prima collaborazione tra l’artista e la galleria. L’artista presenta un articolato percorso pensato appositamente per gli spazi della galleria e costituito da fotografie che mettono in evidenza alcuni aspetti del suo percorso di ricerca. Il vuoto e il pieno, l’immaterialità, la relazione tra pittura e fotografia in merito alla costruzione dell’immagine attraverso la luce (in pittura mediata dal colore), il paesaggio, il tema del limite e del confine sono tutte questioni importanti nella ricerca di Luca Lupi. Che rimandano contemporaneamente a esperienze personali e a tutta un’ampia gamma di riflessioni sulla storia dell’arte e dell’architettura e dell’antropologia.

     Isobel Church al lavoro su Strange Contents

    Isobel Church lavora a Strange Contents

    Arriviamo così a Roma dove, fino al 28 ottobre, la Montoro12 Contemporary Art presentare Many Moons, prima personale in Italia dell’artista inglese Isobel Church (n. 1984). Il titolo Many Moons ha molteplici letture, tra cui la recente teoria scientifica chiamata Many Moons Theory, che suggerisce che la nostra luna è stata originariamente formata da una serie di collisioni di lune più piccole per costituire alla fine della fusione una sola, grande massa lunare. Many Moons si riferisce anche alla lunga storia della luna come l’indicatore reale e metaforico del tempo, come nell’espressione “molte lune fa”. La mostra occupa completamente lo spazio della galleria. Nelle sue due sale gravitano, infatti,
    tra il pavimento e le pareti, opere già create insieme ad alcune concepite dall’artista esclusivamente per l’evento romano. Sul pavimento si estenderà Strange Contents, grande mandala del 206 6. Quello della Church è creato con frammenti di meteorite certificati, che formano anelli concentrici nello spazio espositivo e nell’inconscio collettivo. Dai confini dello spazio-tempo giunge la inedita Ex Nihilo, delle anfore di argilla nera con inciso un codice binario rappresentativo dei nomi di tutti i buchi neri identificati. In mostra anche Ode to Iselle, una serie di rilievi cartacei con immagini meteorologiche emesse dall’uragano Iselle. Quest’opera è una traccia di memoria, come incisa su pietra bianca, del passaggio di questi fenomeni fugaci ma continui.

    Valeriano Trubbiani: Rana schizzatrice, tempera su carta, 30 x 40. Ph: Fabrizio Stipari

    Valeriano Trubbiani: Rana schizzatrice, tempera su carta, 30 x 40. Ph: Fabrizio Stipari

    Infine, tornando a Milano, ci piace segnalarvi Arte ribelle. 1968-1978 Artisti e gruppi dal Sessantotto, progetto espositivo ideato da Marco Meneguzzo che, dal prossimo 12 ottobre, approderà negli spazi delle  Gallerie del Credito Valtellinese. Una mostra che analizza il tentativo di costruire un linguaggio artistico “politico” e “popolare” di quel particolare momento storico e sociale. La mostra  presenterà così un gruppo abbastanza ristretto di artisti (circa 80 le opere selezionare dal curatore) essenzialmente operanti tra Milano e Roma, mettendo a confronto linguaggi cosiddetti “alti” (pittura da un lato e arte “concettuale” e comportamentale dall’altro) e “bassi” (l’illustrazione di riviste e di fanzine, come “Re Nudo” e altre), che in quegli anni hanno cercato di costruire un vero e proprio linguaggio espressivo al contempo innovativo e accettato dalle grandi masse , dove il confronto tra arte e illustrazione, tra arte e ciò che un tempo si definiva “propaganda”, pur essendo entrambi schierati ideologicamente dalla stessa parte, costituisce uno dei motivi più interessanti.

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    1 Commento

    • armellin ha detto:

      cosette italiane…

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